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Storie di Artigianato e Palazzo: l’uomo che insegnò a Daniel Day Lewis a fare il calzolaio

‘Artigianato e Palazzo’, la mostra dedicata all’artigianato di qualità che si svolge tutti gli anni al Giardino Corsini, chiama a raccolta realtà che sono delle vere e proprie eccellenze.

 

Ideato da Neri Torrigiani dalla principessa Giorgiana Corsini,  Artigianato e Palazzo racchiude un vero e proprio microcosmo di artigiani che hanno deciso di dedicare alla propria passione un’intera vita.

Accessori, gastronomia, arredamento, arte, bigiotteria, cappelli, abbigliamento.
Questi sono alcuni prodotti presentati in fiera dagli artigiani. E la cosa più interessante è che se ci si sofferma a parlare con i rappresentanti delle ‘botteghe’ si scoprono delle storie meravigliose.

 

Tra tutte quelle sentite, quella che colpisce di più, per il carattere quasi irreale che ne tinge i contorni di fiabesco, è quella di Mario Bremer.

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Mario Bremer è uno dei maestri calzolai più importanti e bravi del mondo. Con le sue scarpe d’alta manifattura ed eleganza si è conquistato un nome che conta nella grande moda di nicchia che oltrepassa gusti e trend temporanei, essendo puro stile e si sa…

La moda passa, lo stile resta.

Ma la bottega di Mario Bremer è famosa anche per una storia pazzesca. Quelle storie che chiunque un giorno vorrebbe raccontare ai propri nipoti. Una storia dove le persone, i luoghi e il mestiere sono compartecipi della stessa trama, su livelli equi e sono comprimari.

Ma andiamo con ordine:

Partiamo dallo scenario: Firenze 1998. Sul calare degli anni ‘90 Firenze ha vissuto uno splendore difficilmente ripetibile. I grandi progetti estivi delle amministrazioni comunali, la Fiorentina in Champion’s League, le spese pazze, le aperture dei centri commerciali.

Nella cornice prototuristica dell’Oltrarno una piccola bottega di calzolai, gestita da due fratelli si mise in testa di esportare nel mondo le scarpe di lusso. Si fece un nome arrivando ad avere come clienti gli attori di Hollywood.
Per rendere questa storia poi ci serve un attore famoso, magari irlandese, fascinoso ed intrigante. Daniel Day-Lewis, il tenebroso protagonista di ‘Il Petroliere’ , ‘In nome del padre’, ‘Camera con Vista’ e l’indimenticabile prova nei panni di Bill il Macellaio in ‘Gangs of New York’.

Stufo della vita da star hollywoodiana, dopo il film ‘The Boxer’ Daniel decise di ritirarsi in uno dei quartieri più poetici del mondo, tanto da gareggiare con Parigi. l’Oltrarno, indirizzo Santo Spirito a Firenze.
Ma le macchine fotografiche dei paparazzi non hanno confini e il buon Daniel Day Lewis non trovò pace nemmeno a Firenze. Viveva in costante attenzione mediatica.

La situazione si fece sempre più pesante, fino a quando un giorno tentò una fuga dai giornalisti. Correndo per l’Oltrarno si ritrovò davanti alla vetrina del suo calzolaio preferito: Mario Bremer.

Entrò dentro, e nessuno sa che cosa si siano detti, e le parole che possiamo immaginare si cementificano nella leggenda.

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Da quel momento, il volenteroso Daniel Day-Lewis rimase in bottega come apprendista calzolaio. Con un’impeccabile disciplina, imparò i segreti del mestiere, tanto da arrivare a disegnare i propri modelli.
L’attore irlandese fu adottato dalla famiglia Bremer e ci volle un signore italoamericano per portarlo via da Firenze: Martin Scorsese che scese in riva all’Arno per supplicare il buon Daniel di vestire i panni di Bill il Macellaio. Ma questa è un’altra storia.


Artigianato e Palazzo racchiude anche queste storie, di persone che ogni giorno mettono nel proprio lavoro passione, sacrifici e soprattutto una componente umana fuori del comune.

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