Perdersi per le strade di Firenze

Le strade di Firenze sono un labirinto in cui perdersi

Firenze ha mille volti, quello più visto e celebrato che si può racchiudere in una sorta di circonferenza da piazza del Duomo, arriva a piazza Signoria, s’inoltra verso Palazzo Pitti. E’ l’itinerario per eccellenza, quello che viene definito il cammino del granduca, poiché lungo il tragitto si trovano i luoghi del potere: prima della Signoria medicea e poi granducale: Palazzo Vecchio fino a Palazzo Pitti con la dinastia degli Asburgo Lorena e reggia dei Savoia durante gli anni di Firenze capitale nel 1865.
Eppure per conoscere ed apprezzare il vero carattere della città e dei suoi abitanti, e poter percepire come si viveva nei secoli passati, occorre allontanarsi dal “centro” e inoltrarsi per le strade che si riversano dietro Piazza Signoria, raggiungendo il quartiere di Santa Croce, con la sua basilica divenuta un Pantheon con le tombe dei personaggi illustri.
Il dedalo di strade che si inoltra da via della Condotta fino a San Firenze fa intravedere le lunghe vie strette e buie, con una alternanza di case popolari e nobili palazzi. Più ci si incammina attraversando via del Proconsolo, più si scoprono indizi storici precisi che ci raccontano storie di popolo, di lavori artigianali, di botteghe artistiche. Sono i luoghi cari ad uno dei più amati scrittori fiorentini Vasco Pratolini che raccontò in notevoli romanzi la vita e la società fiorentina della gente comune.
Troviamo proprio dietro al palazzo della Signoria, una viuzza dal nome singolare. E’ via del Corno, incuneata tra via dei Leoni e via dei Magalotti toponomi antichi che testimoniano storie fiorentine e nobili casati. La strada è la scena principale per il romanzo Cronache di poveri amanti.

 

Pratolini la descrive come una strada soffocante, in cui le case a ridosso l’una con l’altra diventano fredde nei gelidi inverni e soffocanti durante le afose e caldissime estati fiorentine. Qui si possono cogliere spunti di vita del popolo minuto, come era chiamato in epoca medioevale e cioè povero, senza alcuna garanzia di sussistenza, che svolgeva lavori umilissimi e stancanti. Inoltrandosi per via del Corno si raggiunge via del Parlascio e da qui ci si inoltra verso Santa Croce. Prima di arrivare nella grande piazza, si può cercare la strada “curva” cosiddetta perché fu costruita sopra i resti dell’antico anfiteatro di epoca romana.

 

Si nota subito la singolarità del percorso, in uno spazio che permette di rivelare l’antica struttura romana di Florentia. L’anfiteatro sorgeva dunque nella zona più a sud della città, vicino al decumano maggiore, che oggi associamo a via del Corso, dando forma così ad un insediamento regolare e ben suddiviso.

 

Rimangono di quel lontanissimo passato, le tracce, le linee direttrici, e così passeggiando per via Isola delle Stinche non potete notare l’aspetto circolare dei palazzi, e il labirinto di strade e viuzze che caratterizzano questa zona fiorentina. I nomi delle strade hanno toponomi originali e tutti legati al proprio passato. Il nome Isola delle Stinche è suggestivo, e deriva il suo nome dal carcere detto appunto delle Stinche che sorgeva nel luogo dove attualmente ha sede il Teatro Verdi. Il carcere era circondato da un fosso rendendo così “isolata” la prigione, vero e proprio luogo di sofferenza e detenzione. Nel quartiere erano presenti altri edifici carcerari, valga per tutti il tribunale di giustizia che sorgeva in via dei Malcontenti, il cui nome parla da solo, e poi il Bargello, un nome derivato da un termine del latino tardo medioevale , barigildus, una torre fortificata, sede di guarnigioni e del capitano di Giustizia, che doveva garantire la pace e sedare le innumerevoli risse che sorgevano tra mercanti, osti, beccai, calzaioli e conciatori. Riprendiamo il nostro itinerario alla scoperta delle strade che portano alla bellissima piazza Santa Croce. Vie dai nomi rivelatori, come via Torta, o via dell’Anguillara che richiama il luogo dove i conti d’Anghiari, proprietari di un nobile palazzo li costruito, possedevano un castello.

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E poi finalmente, usciti da una delle vie che arrivano alla piazza ecco il grande spazio di Santa Croce. In una giornata di sole, lo sguardo può spaziare libero verso i colli, il verde delle colline che incorniciano il viale dei Colli, ed uscire dal dedalo delle stradine e arrivare alla luce e allo spazio della grande piazza, delimitata dalla basilica e dai nobili palazzi. Si possono così percepire le due facce di Firenze: quella labirintica oscura di strade e viuzze medioevali, e quella libera e armoniosa fatta di edifici e natura, bella come una mattinata di primavera.

 

 

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