Le grandi storie d’amore a Firenze, Giuliano de’ Medici e Simonetta Cattaneo Vespucci

E’ lei, nata dalla bianca schiuma del mare, adornata solo dai suoi capelli biondi, il corpo flessuoso, sospinta da zaffiri sereni, sulla conchiglia, giunge sulla terra per portare nel mondo bellezza e amore.

E’ la Venere del Botticelli, una delle immagini più note e ammirate al mondo. Con la Primavera, altra immagine iconica, misteriosa e piena di simbologie ermetiche, si possono ammirare entrambe nelle sale degli Uffizi. Le tavole rappresentano il mondo ideale e la ricerca di bellezza e armonia, amore e natura così tanto invocati nella cultura fiorentina del Quattrocento, e coltivati in particolare dei due fratelli Medici: Lorenzo il Magnifico e Giuliano.

Occorre osservare il volto di Venere, leggermente inclinato, nella Venere, leggero e misterioso nella Primavera, come se Botticelli avesse voluto dipingere un sogno, una dichiarazione d’amore perduto per gli amanti più celebri della Firenze quattrocentesca.

Venere è la bellissima Simonetta Cattaneo, dolcissima fanciulla, nata a Genova o secondo alcune fonti a Portovenere, discendente da una grande dinastia ligure, e sposata al potente Marco Vespucci, lontano cugino dell’esploratore Amerigo che dette il nome al continente americano.

Molte memorie tratteggiano i canoni estetici di una bellezza assai in voga a Firenze, che cercava di richiamare le proporzioni classiche, per cui l’armonia del corpo, gli occhi chiari e i capelli biondi (quanti segreti custodivano le donne fiorentine per schiarire i capelli: polveri sbiancanti con cenere, zolfo e cinabro, che davano quella particolare sfumatura dorata molto apprezzata) associati ad una grazia di spirito ed educazione erano fondamentali per far si che Cupido, l’amoretto bizzoso, scoccasse la sua freccia acuminata.

E nella nostra love story quattrocentesca Eros colpì al cuore Giuliano dei Medici, fratello carissimo di Lorenzo il Magnifico, anch’egli più volte ritratto da Botticelli, come non ricordare la rappresentazione di Venere e Marte dove i due innamorati si riposano, bellissimi in un lungo sonno d’amore.

Se Lorenzo aveva la guida della città, e della signoria, Giuliano rappresentava la vitalità e la giovinezza fiorita che dà nuova vita alla città, rinata in una luce di bellezza e cultura, di studi e natura. L’amore come descriveva Dante, ratto s’apprese al cuore, e i due s’innamorarono perdutamente. Una relazione rimasta platonica, e tramandata da poeti e dal pittore preferito di casa Medici: il Botticelli.
Giuliano era appassionato di “giostre” , e come celebrò Poliziano nel suo poemetto Stanze per una giostra, in onore del giovane Medici, nel 1475, fu indetto un torneo in Santa Croce, e il nostro eroe aveva un’armatura meravigliosa, degna di un principe, luccicante di pietre preziose, elmo cesellato dalla scuola del Verrocchio, e vittorioso, vinse lo stendardo decorato con l’iscrizione La sans par e un ritratto di Simonetta dipinto dal Botticelli .

La bellissima fu celebrata in molte opere poetiche e anche Il Magnifico le dedicò delicati versi nelle sue Selve d’amore. Ma esiste un amore a lieto fine? Un amore romantico, celebrato e tramandato di generazione in generazione, fino a divenire leggenda? Difficile, molto difficile, lei sposata con un nobile, lui un Medici, casato che doveva ancora rafforzare il suo potere, in un’epoca in cui malattie mortali mietevano giovani vite. E così fu anche per la dolce Simonetta.

Dopo appena un anno dalla memorabile Giostra, il 26 aprile 1476 il mal sottile, come veniva chiamata la tubercolosi, aveva minato il suo corpo. Narrano le fonti che durante il corteo funebre, la bara della giovane donna fu tenuta aperta, e tutto il popolo ammirò per un’ultima volta la dolcezza della bella Simonetta.

In sua memoria Lorenzo scrisse un sonetto “O chiara luce” dove immagina una nuova stella lucentissima che simboleggia l’eternità di Simonetta. La cattiva sorte purtroppo raggiunse anche Giuliano, infatti appena due anni dopo la morte della sua amata, nel 1478, fu ucciso nell’agguato ordito dai Pazzi per eliminare la famiglia medicea, l’obiettivo principale era Lorenzo, ma fu il minore a soccombere alle ferite di pugnale inflitte da Francesco dei Pazzi e Bernardo Baroncelli.

La coincidenza, il fato o il caso fecero si che anche Giuliano morisse un 26 aprile, quasi che fosse sigillato in eterno l’amore tra il giovane Medici e la bellissima Simonetta, che ancora oggi incanta Firenze.

 

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