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La gloriosa storia della Fiorentina e del calcio a Firenze

Fiorentina hai 90 anni: ricorda che del calcio è tua la storia

Ogni fiorentino che si rispetti ha nel cuore un solo colore e una sola passione: il viola e la Fiorentina. Tifare la squadra di Firenze è un fardello che un tifoso si porta dentro da quando è bambino fino alla tarda età, senza compromessi e senza eclatanti gioie; un cammino costellato di orgoglio e soddisfazioni, una missione contro il potente e contro il potere sfrenato che altre società, più altolocate della Fiorentina, esercitano sul business del calcio. Una fede tramandata di padre in figlio che ha nell’Artemio Franchi il proprio tempio e che sul rettangolo verde vede andare in scena Shakespereanamente i propri attori. Pathos, dolore, amore, sofferenza e brividi lungo la schiena sono i motivi che spingono una città, un popolo a sostenere, a denti stretti la propria squadra. Da 90 anni, la domenica ci si ritrova per patire tutti insieme; patire nel primigenio senso etimologico del termine: sofferenza ed emozione.

La gloriosa storia della Fiorentina e del calcio a Firenze 

Il football moderno, a Firenze, si affermò intorno al 1908, quando alcune squadre giocavano, alle Cascine, il torneo regionale di terza categoria, talmente appassionante che, il 4 febbraio 1917, al campo del Prato del Quercione, alle Cascine, nella partita tra la Libertas e l’Hesperia, l’arbitro fu “cazzottato”. Dopo la prima guerra, emersero le rivali, Libertas in maglia rossa, e Club Sportivo, in maglia bianca. Dal 1917, la Libertas ebbe il suo campo, dapprima in via Paisiello, poi un vero e proprio stadio in via Bellini; il Club Sportivo, ebbe il suo al Velodromo delle Cascine.
Quando il fascismo volle eliminare le rivalità calcistiche cittadine e promosse in diverse città fusioni di squadre, le due rivali furono costrette a unirsi in una sola società, dai colori bianchi e rossi, sotto la guida del federale, il marchese Luigi Ridolfi, che divenne anche presidente della Associazione Calcio Firenze, nata il 29 agosto 1926. Iscritta alla Prima Divisione a gironi (sorta di serie B) e giocando in via Bellini, divenuta presto Associazione Calcio Fiorentina e assorbita anche l’Itala, la società fu ammessa per il 1928-29 nella serie maggiore, con altre sette squadre, scelte per valutazioni politiche e sportive. Cambiato il colore della maglia, viola dal 1929, e retrocessa nella serie B, la Fiorentina risalì in serie A nel 1931, con un allenatore austriaco, Hermann Felsner e campioni come l’uruguayano Pedro Petrone e il nazionale Alfredo Pitto e con un nuovo stadio, costruito dall’architetto Pier Luigi Nervi e caratterizzato dall’avveniristica Torre di Maratona.
Terza nel 1935 e nei quarti della Coppa europea, in semifinale di Coppa Italia nel 1936, conobbe una crisi nel 1937-38, retrocedendo in serie B, ma risalì subito l’anno dopo e, nel 1939, vinse il suo primo trofeo, la Coppa Italia. Allenata da Giuseppe Galluzzi, con calciatori come il portiere Griffanti, Ellena, Bigogno, Romeo Menti, il giovane Valcareggi, l’esperto Degano, la Viola dominò a lungo il campionato di guerra 1941-42, usando la nuova tattica del sistema ma crollò nel ritorno. Dopo la guerra, rimase sempre tra le prime sette squadre, ed ebbe la consacrazione nel campionato 1955-56. Presieduta da Enrico Befani, allenata da Fulvio Bernardini, con una difesa giovane intorno all’esperto capitano Francesco Rosetta, avendo in attacco il funambolico brasiliano Julinho e l’oriundo argentino Montuori, la Fiorentina perse soltanto una partita, all’ultima giornata, e vinse un formidabile scudetto, arrivando a formare, per 10/11, la squadra nazionale italiana. Finalista in Coppa dei campioni, seconda in campionato per i tre anni successivi, sempre in alto, vinse la Coppa Italia e la Coppa delle Coppe nel 1961, di nuovo la Coppa Italia nel 1966, tornò a compiere l’impresa nel 1968-69. Allenata dal “Petisso” Pesaola, con una squadra di giovani, come Brizi, Ferrante, Esposito, Merlo, Chiarugi, intorno al carismatico “Picchio” De Sisti, con il brillante brasiliano Amarildo “vice Pelé”, la Fiorentina del presidente Baglini batté in trasferta, alla penultima giornata, la Juventus con i gol di “Cavallo pazzo” Chiarugi e di Maraschi, e vinse lo scudetto. Vinse la Coppa Italia ancora nel 1975, grazie soprattutto allo straordinario gioco del nuovo leader, Giancarlo Antognoni, e giunse seconda in campionato nel 1982, dopo un testa a testa con la Juventus concluso all’ultima giornata. La Fiorentina giocava a Cagliari, cui serviva il pareggio, e fece 0-0, ma un gol annullato a Graziani gridò scandalo; la Juventus era a Catanzaro e un mancato rigore contro i bianconeri a fronte di un altro assegnato loro per analogo fallo, assegnarono lo scudetto ai torinesi. Nacque allora il detto “Meglio secondi che ladri” e la rivalità tra le due squadre crebbe in modo esponenziale. Dopo, la Fiorentina ebbe fasi alterne. Una finale di Coppa UEFA nel 1990, la crisi del 1992-1993, con retrocessione in serie B, da cui cominciò il ciclo dei Cecchi Gori, con i fasti della Coppa Italia e della Supercoppa italiana nel 1996 e di un’altra Coppa Italia nel 2001, ma con i nefasti di un finale rovinoso che portò al fallimento finanziario nel 2002. Ripartita dalla C2, promossa in B per meriti sportivi e tornata a chiamarsi Fiorentina, era entrata nell’era dei Della Valle, ritrovando la statura di grande squadra, nonostante lo sfortunato collegamento con la cosiddetta calciopoli del 2006, e conquistando più volte la partecipazione alle coppe europee.

La memoria collettiva Viola

Al fianco della pragmatica storia, scorre un fiume ‘di sguardi, di ricordi, di cose capite troppo tardi,di sottotitoli per ”nontroppobrillanti”,di magici istanti’ (cit. Giorgio Canali, Tutti gli uomini). Ci sono nomi che nel cielo sopra Firenze si abbattono come lampi, capaci di far tremare le gambe a tutti i tifosi viola. Sono i nomi dei campioni che sono passati da Firenze e hanno lasciato il segno nel cuore dei tifosi viola. Si comincia dal più noto, l’unico 10, il ragazzo che giocava guardando le stelle, Giancarlo Antognoni che ha vestito la maglia della Fiorentina dal 1972 al 1987. Volto pulito, capello fluente ‘Antonio’ è stato il simbolo della Fiorentina per tanto tempo, con le sue geometrie perfette e i piedi fatati.
Il re Leone, Gabriel Omar Batistuta, il bomber per eccellenza, colui che ha ispirato una generazione intera di calciatori e ha portato la magia viola in capo al tempio del calcio, lo stadio di Wembley, dove segnò il gol decisivo contro l’Arsenal, correva l’anno 1999.
Il portoghese Manuel Rui Costa, che con la maglia numero 10 sulle spalle porto a Firenze la Coppa Italia nel 2001, ultimo trofeo arrivato a Firenze. E poi nella storia recente si ricorda il bomber della risalita in serie, il muratore Cristian Riganò, attaccante umile con un grandissimo senso del goal. Poi Luca Toni, il bomber di Pavullo che in un anno ha vinto la Scarpa D’oro come miglior realizzatore di europa. Adrian Mutu il fenomeno e il suo carattere di fuoco e gli inchini sotto la Fiesole, per arrivare fino a Giuseppe Rossi che a Firenze ha avuto più infortuni che partite giocate, del quale però i tifosi si ricorderanno per sempre la splendida tripletta in una partita di ottobre 2013 contro l’odiata Juventus.

Per alcuni tifosi, tifare fiorentina non ha apparenti benefici per la salute oppure opportunità di rilassarsi o gioire ogni domenica. Per alcuni tifosi tifare Fiorentina è una continua salita verso una vetta sconosciuta, dove si narra ci sia il piacere di sollevare un trofeo di poter dire per una volta: ‘noi siamo i campioni! Tiè! Alla faccia vostra!’
Probabilmente hanno ragione, ma una città intera non rinuncia alla propria identità solo per una vittoria che non arriva; la Fiorentina è la squadra della città più bella del mondo, e il cielo che al tramonto diventa viola, sopra il Ponte Vecchio quando la Fiorentina ha vinto la partita della domenica, è una vittoria che non potrà mai essere uguagliata.
Ora hai 90 anni Fiorentina, sei diventata grande ma sei sempre più bella e l’amore della città per te è sempre acceso come nei primi tempi.

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