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Il Velodromo delle Cascine e la storia del ciclismo a Firenze

Quando fu costruita la prima pista in terra battuta del velodromo delle Cascine, nel 1893, il ciclismo sportivo esisteva a Firenze almeno da venti anni, da quando in una memorabile mattina di febbraio del 1870, pedalatori su cicli molto alti e pesanti partirono per Pistoia.

Erano un numero indefinito di componenti del Veloce Club, molti dei quali stranieri, come il presidente, il belga Gustave Langlade. Fu la prima vera corsa ciclistica, di 33 Km., vinta da un ragazzino americano, Rynner van Hest, secondo alcuni un nobile, a circa 13 Km. all’ora, spiegabili con la pesantezza del mezzo. Una medaglia d’oro e un revolver furono il primo premio per quel ragazzo e chissà se ne ha fatto mai uso. Il Veloce Club era nato appena due settimane prima della gara, intorno al 15 gennaio, e fu probabilmente la prima società ciclistica italiana con un proprio statuto, tra quelle che poi dettero vita all’Unione Velocipedistica Italiana. Tutto serviva a far conoscere il nuovo strumento della modernità che poteva essere alla portata di molti più dell’automobile e che aveva il vantaggio di appassionare facilmente.

Era ancora il tempo del velocipede, la “macchina” con una grande ruota davanti e una più piccola dietro, ma affascinava i giovanotti e le Cascine erano il luogo dove tutti amavano andare. La Firenze-Prato-Pistoia fu il primo atto di una lunga storia che appartiene allo sport.

Assunto il nome più italiano di Club velocipedistico fiorentino nel 1884, la società degli appassionati continuò le sue sfide ed era naturale che il punto di riferimento fossero le Cascine, il grande parco di Firenze, messo a disposizione del pubblico da decenni. Era il più adatto per i cultori della ginnastica sportiva, del pallone a bracciale, dell’equitazione del football e, appunto, del ciclismo.

Il velodromo sorse per dare sfogo al ciclismo senza impegnare l’incolumità dei cittadini e concentrare i fans e, secondo alcuni, la prima pista riservata alle gare, in terra battuta, fu realizzata nel 1884. Cinque anni dopo, veniva realizzata una vera e propria pista in cemento.

Tra gli altri grandi ciclisti che pedalarono nelle corse organizzate dal Veloce Club, vi fu anche un campion del mondo come Arthur Zimmermann, prima medaglia d’oro di tutti i tempi, nel 1893 a Chicago. Il Veloce Club non era la sola società interessata all’attività sportiva.

Ve ne era almeno un’altra, il Club Sportivo Ardire, e fu dalla fusione delle due organizzazioni che si formò, nel 1903, il Club Sportivo Firenze, società che volle il Velodromo e spinse per farlo nascere anche se inizialmente in modo abbastanza provvisorio. Secondo una rivista del 1907, “Ars et Labor”, il Club fiorentino dei Velocipedisti, disponendo di una pista e di un edificio adeguato, aveva ampliato i suoi interessi, oltre che al ciclismo, a Motociclismo, Ginnastica, Scherma, Foot-ball, Palla vibrata, Tamburello, Pattinaggio, podismo, ecc.

Da allora il Velodromo della Cascine ha visto pedalare i più grandi campioni italiani e stranieri e soprattutto quelli che hanno portato Firenze e la Toscana sulle scene mondiali, da Pietro Linari, a Enzo Sacchi, a Gino Bartali, a Alfredo Martini a tanti altri fino a Franco Ballerini.

Quando Bartali vinse il Giro della Toscana a 39 anni, il 24 giugno 1953, il Velodromo fu il suo testimone con una folla tanto grande assiepata dentro e fuori il Velodromo che i giornali titolarono “Firenze tutta fuoco per il suo vecchio campione”. Una cronaca diceva “solo qualche zitella straniera, ignara, sostava, nel pomeriggio di San Giovanni, dinanzi al Duomo”.

Ma soprattutto il grande anello delle Cascine è stato il regno di Enzo Sacchi, vincitore di un olimpiade e di due mondiali tra i dilettanti tra il 1951 e il 1952, vero e proprio prodotto del Velodromo che ora porta il suo nome.

Nel 2003, dopo che era stato a lungo chiuso, il Velodromo tornò a splendere con una pedalata di Alfredo Martini, il grande commissario tecnico della Nazionale che aveva gareggiato con i più grandi campioni. La storia proseguiva e il velodromo continuava ad essere una delle perle di un parco, le Cascine, che sono ancora il polmone verde di Firenze. E Firenze ha il dovere di tenerlo sempre a lucido, per sé e per i tanti amici del ciclismo che possono vederlo come un tempio.

 

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