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Il Calcio storico fiorentino

Nel Calcio storico fiorentino si riuniscono tante anime.

 

Quella che ricorda la grande Firenze repubblicana, quella popolare più ribelle e sanguigna, quella della città aperta al turismo, quella artistica dei mille colori, quella mossa dal desiderio di vittoria, che si ritrovano nel cuore della città il giorno festoso di San Giovanni, il 24 giugno. Prima di tutto le regole fondamentali.

 

Squadre di 27 giocatori, i calcianti, sul campo rettangolare coperto di rena in piazza di Santa Croce. Due reti lunghe e basse in fondo, da una parte e dall’altra, e un pallone conteso che deve finire nella rete avversaria. Se il tiro riesce, la squadra che l’ha fatto vince una caccia, se il tiro è sbagliato e la palla passa alta, perde mezza caccia. Mani e piedi, tutto vale e vale anche placcare l’avversario, con la massima forza possibile, ma in modo onorevole e sportivo.

 

È uno sport antico giocato da secoli, con una grande e storica partita alle spalle, la più importante, il 17 febbraio 1530 nella Firenze repubblicana assediata dall’esercito di Carlo V. Trentasei anni prima, Pier Capponi aveva detto al re francese Carlo VIII “Voi sonerete le vostre trombe, noi soneremo le nostre campane”. Con tale spirito Firenze si opponeva a un altro monarca e lo faceva con fierezza. Era usanza giocare nel periodo di carnevale e i fiorentini vollero far vedere che non rinunciavano alla gara. Così, mentre il nemico circondava le mura costruite da Michelangelo e mancava il grano, Firenze ostentò la sua tranquillità e la partita si giocò, gioiosa e solenne, nella piazza di Santa Croce. Trombe e musiche dovevano far sentire il clima di festa a chi cannoneggiava la città e che avrebbe potuto piegarla soltanto sei mesi dopo.

 

Storia e leggenda si uniscono in quel ricordo che ispira le partite di oggi anche se i calcianti allora erano venticinque per squadra.

 

Oggi la partita di San Giovanni è la finale di un torneo a quattro squadre, una per ciascun quartier storico, San Giovanni, Santa Maria Novella, Santa Croce e Santo Spirito. Sono rispettivamente i Verdi, i Rossi, gli Azzurri e i Bianchi, colori delle squadre che si affrontano in due semifinali, per accedere alla finale del 24 giugno. In nome di quei colori la tradizione popolare si trasforma in passione  autentica per la tenzone cittadina che ciascun quartiere sente e trasforma in sete di vittoria.

 

Lì il gioco trova la sua rabbia e la sua forza, lo scatenarsi dei muscoli e l’ondeggiare delle squadre nel gioco, il gridar della folla. Tutto si anima, nel volare di colpi e di lembi di maglia, al confine tra la violenza onorevole che il regolamento concede e un ardore incontenibile giunto talvolta a far sospendere partite e perfino tornei.  Nella fisicità dei calcianti  riemerge la storia di antichi mestieri popolari che richiedevano soprattutto forza e qualche volta una tendenza ribelle che i regolamenti faticano a contenere mettendo alla prova l’abilità del maestro di campo.

 

La finale del torneo è il punto di arrivo di una grande coreografia cittadina, che prende le mosse con il variopinto corteo in cui nobili e popolani si mescolano. È una vera e propria parata militare, nei costumi del XVI secolo, aperta dal Gonfalone del Comune, scortato dal capitano e dai sergenti degli “Otto di guardia e di balìa”. Vengono poi il Maestro di campo in velluto nero, con la sua scorta di cornette di cavalleria e ufficiali, varie altre cariche della Signoria, il pallaio con i palloni del gioco, arbitri, musici, ufficiali. Ciascuno dei quartieri sfila con le proprie insegne, avendo in testa commissario, capitano e alfiere, seguiti da  alabardieri, archibusieri, balestrieri, bandierai, bombardieri, fanti dei diversi tipi, sergenti e musici, altre figure rappresentative degli uffici, delle antiche arti, dei diversi ceti sociali.  Del corteo, sono parte essenziale le squadre dei calcianti con variopinte divise destinate a coprirsi di polvere e lacerarsi.

 

Il resto della coreografia lo fa il pubblico. Ci sono i fiorentini orgogliosi di quella storia e della sua rappresentazione, i turisti emozionati e incuriositi, i popolani tifosi delle due finaliste che osservando le facce dei calcianti sperano di trovare volontà di vittoria e i sostenitori delusi delle altre squadre che sperano invece di vedere un desiderio di rivincita.

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