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I russi a Firenze e la Chiesa ortodossa

Firenze: Neve, tantissima neve, il torrente ghiacciato, e svettanti verso un cielo cupo cinque cupole d’oro, dal’inequivocabile forma a cipolla.

No, non è Pietroburgo, né Mosca, è Firenze e questa immagine risale alla grande nevicata del 1985, e mai scenografia fu più formidabile per illustrare la chiesa russa ortodossa, in via Leone X,  nella zona limitrofa ai viali. Edificio storico, viene inaugurato nel 1903, grazie alla protezione della famiglia principesca dei Demidov, o meglio i  Demidoff.

Antica casata russa, imprenditori e filantropi, certo stona un po’ questo accostamento visto che l’industria da cui veniva la maggior parte delle loro ricchezze era quelle delle armi, ma tant’è s’innamorarono di Firenze, e subendo il fascino aronioso della città, trascorrevano moltissimo tempo in stupende ville da loro acquistate. Una grandissima tenuta a San Donato in Polverosa, dove fu costruita una cappella privata, e poi quella medicea di Vaglia Pratolino, uno scrigno di bellezza, con parco immenso, e palazzi in città.

La comunità russa a Firenze durante l’Ottocento era costituita da famiglie nobili che cercavano un clima mite e salutare, da imprenditori attirati dal commercio che offriva la città portuale di Livorno, e intorno ad essa crebbe quel modo di vivere che incuriosiva e ammaliava i fiorentini, soprattutto gli amici aristocratici abituati ad un tenore di vita potremmo definirlo spartano se confrontato ai lussi e alle ricchezze che brillavano in questi palazzi.

E per le preghiere, per le cerimonie, per la Pasqua ortodossa i Demidoff avevano una cappella privata, con icone preziose e reperti storici notevoli.

Tutta questo splendore di vita affascinava Firenze, e ben presto, come accadeva per gli ospiti angloamericani, anche i russi s’integrarono nella città, tanto che furono promotori di varie iniziative culturali, besta scorrere il Libro dei soci del Gabinetto Vieusseux.

Certo, tra tante dimore, spiccava tra tutte quella di Vaglia Pratolino, divenuta alla fine dell’Ottocento la sola “casa” dei Demidoff.

Fu Francesco I dei Medici che volle creare un luogo idilliaco per celebrare il suo amore per la bellissima Bianca Capello, e villa di delizie fu progettata per una vita “in campagna” in un paesaggio agreste ora ordinato come un giardino rinascimentale, ora pieno di meraviglie grottesche, un Gigante di pietra, un eroe, il nume tutelare dell’Appennino creato dal Buontalenti.

Ma tragicamente interrotto il sogno d’amore di Francesco e Bianca, come in una favola la villa fu lasciata al suo destino, incantata e silenziosa.  Dai Lorena fu ristrutturata, e finalmente nel 1872 venduta al principe Paolo Demidoff.

L’antica Paggeria, rimasta in piedi miracolosamente, fu ristrutturata, diventando in breve LA villa per eccellenza nei dintorni fiorentini.

Una sorta di belle epoque fiorentina, concerti, balli carrozze, amori, belle donne, principesse slave, e lontano un rumore dapprima sordo, poi violento come uno sparo. Ucciso un granduca ereditario asburgico, la favola si trasformò violentemente in realtà, oltre i giardini, i circoli, le sete, il bel vivere, la guerra travolse quel mondo per sempre, e come ben sappiamo quel rumore fu assordante e rivoluzionario per i nostri amici russi.

Il Novecento arriva con nuovi stili di vita, pesanti travolgimenti e ancora una volta il Gigante dell’Appennino rimase l’unico custode del parco e della villa, venduta nel 1963 ad un’impresa immobiliare e poi alla provincia di Firenze, ma questa è tutta un’altra storia.

E i Demidoff? La casata principesca si estinse, e le tracce di quello splendore di vita si possono rintracciare proprio nella Chiesa russa come L’iconostasi, la cripta di san Nicola Taumaturgo decorata con preziose icone e la porta d’ingresso principale e quelle laterali furono donate da Paolo Demidoff, nel 1876. Attualmente visitabile secondo il calendario delle visite, è un’immagine inconsueta nel paesaggio cittadino, che arricchisce il carattere cosmopolita della città.

 

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