Giardini e musei storici fiorentini: Lo Stibbert

Se vi piace esplorare la città, scoprendo angoli insoliti e curiosi e camminare nel bellissimo verde di un parco secolare, con effetti paesaggistici affascinanti, allora il vostro luogo è il giardino Stibbert.

Sede dell’omonimo museo, Situato sulla collina di Montughi, la storia di questo meraviglioso spazio è legata a Federico Stibbert, nato a Firenze ma di origini inglesi, erede di una fortuna immensa, e tanto legato alla sua città di adozione da sceglierla come residenza principale, dove si trovava a proprio agio con il clima cosmopolita che si era creato a Firenze nell’800, e dove aveva modo di coltivare la propria passione per l’antico, l’esotico e le collezioni di armature secolari di varie nazionalità. I viaggi che intraprendeva lo portarono a raccogliere notevoli oggetti di alto antiquariato, contribuendo fare della città toscana una delle capitali dell’antiquariato mondiale, come altri celebri collezionisti: Berenson e Horne. Federico Stibbert acquistò la villa dai Davanzati nel 1849, apportando notevoli cambiamenti e ingrandendo lo spazio, con 64 sale per circa 5.000 mq. disposti su due piani e destinata a Museo che per volere di Stibbert fu aperto al pubblico nel 1887. Furono progettati così enormi spazi, con una teoria di ampi saloni che potevano accogliere le collezioni che nel tempo il magnate inglese aveva acquistato. Ogni sala costituiva un percorso in mondi antichi,

E’ una sensazione fiabesca, ricca di avventura con storie di cavalieri, ed è proprio per questa sensazione di mondo magico che, se visitate Firenze con i piccoli, il museo e il parco Stibbert diventano una meta obbligatoria. Sfilano le sale delle armature giapponesi e dei samurai, quelle delle armi cinquecentesche, le armature cavalleresche, e la “brocanterie” che ha sempre affascinato il visitatore. Non lasciando eredi, la villa museo fu donata a Firenze, con una sola clausola testamentaria che si sarebbe provveduto alla sistemazione e conservazione dei “tesori” collezionati da Mr. Stibbert.

Attraverso spazi verdi, alberi secolari e ville novecentesche con le caratteristiche torrette, raggiungete la collina ed entrate nel parco, sulla sinistra si staglia l’immensa villa che ospita le famose collezioni. L’attuale sistemazione ha razionalizzato gli spazi e ha maggiormente evidenziato la ricchezza e originalità degli oggetti esposti. La villa è decorata in stile vagamente neogotico che tanto successo aveva ottenuto nel Regno Unito, con torri merlate, archi a sesto acuto, inferriate, armi dei blasoni in evidenza sui muri principali, così ci appare ancora oggi. Seguendo il percorso suggerito, vi troverete in questo mondo originale e potrete ammirare in tutta la loro bellezza e forza bellica armature, corazze, scudi. Sono schierati eserciti a cavallo di varie epoche, in una ricostruzione sapiente e minuziosa.

Tuttavia le sale che più affascinano il visitatore sono a ragione quelle “giapponesi”.

La passione per l’impero del Sol Levante raggiunse nella seconda metà dell’800 una vera e propria ossessione. Si può ricordare la presenza di elementi stilistici tipici dell’arte giapponese in molti quadri degli impressionisti come Monet, la moda influenzò anche l’arte della tavola con la produzione di “giapponeserie”, porcellane delicatamente ornate con scene di ispirazione nipponica, che si rifacevano alle stampe preziose di Hokusai e Hiroshige. Stibbert collezionò preziosi “costumi” dei samurai e oggetti d’uso quotidiano della corte imperiale. La collezione è davvero imponente e per la sua rarità una delle più preziose in Italia. In genere sono organizzate annualmente esposizioni tematiche dedicate a questa collezione.

Eclettico e curioso, Fedrico Stibbert interpretò il fascino dell’esotico con la passione oltre che per l’antico impero Mikado, anche per l’egittologia o meglio l’egittomania, anche questa moda legata al gusto per mondi lontani, esotici e ritenuti “fiabeschi” che imperversò in Europa nella seconda metà dell’800.

Lasciato il Museo, addentratevi nel parco, progettato da Poggi, celebre per aver ideato la ristrutturazione di Firenze tra 1865 e 1870. Lo spazio verde è disegnato sul modello dei giardini all’inglese, con percorsi che portano verso il “centro” del paesaggio, il segreto del parco. Il tempietto egizio. Strutturato come una tomba per i faraoni, originariamente ornato con pezzi originali, ha un richiamo simbolico alle logge massoniche, infatti Stibbert era iscritto alla loggia massonica Concordia e tutto il percorso nel parco si può interpretare come un viaggio alla ricerca di qualcosa di inesplicabile, che dalla sommità della collina con vari “passaggi” attraverso gradi di sapere sempre più profondi, portano al cuore della sapienza, per poi ritornare alla vita e alla luce.

Ma forse semplicemente è un bellissimo verde paesaggio, luogo di quiete e cultura che testimonia l’amore sconfinato che Stibbert aveva per Firenze.

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