Piazza_della_repubblica_in_1895

Firenze e il 900. Art nouveau e movimento futurista, una città moderna

La città di Firenze è ammirata e conosciuta come la culla del Rinascimento, tutti gli sguardi dei visitatori si posano su monumenti, piazze e gallerie d’arte che testimoniano di un passato antico e glorioso. C’è tuttavia un’altra Firenze che si può visitare e conoscere. E’ una città moderna che nel ‘900 è stata indiscusso centro di cultura ed esperimenti artistici e culturali. Anche l’architettura con significativi esempi di costruzioni in stile Art Nouveau o come in Italia venne chiamato il movimento Liberty, ha contribuito a rendere la città una delle protagoniste di quella grande stagione novecentesca.

 

Si può iniziare la scoperta dal luogo che diventò punto di ritrovo per tutta la compagnia eterogenea di intellettuali e artisti fiorentini, toscani e stranieri nei primi decenni del XX secolo.

 

In piazza della Repubblica, il grande spazio ricavato dalla demolizione dei vecchi edifici quando Firenze divenne capitale nel 1865. In seguito, la piazza diventò il fulcro di ogni attività “mondana” in linea con i tempi. Nascevano molti ritrovi e la città si arricchiva di nuove esperienze ed iniziative, alcune delle quali trovarono la nascita in un locale di piazza della Repubblica: le Giubbe Rosse. Lo strano nome non aveva niente a che vedere con le guardie a cavallo canadesi, ma semplicemente la giacchetta da camerieri era appunto di quel colore. Fu quello il ritrovo di una schiera di amici non sempre in accordo, che diedero vita ad uno dei maggiori movimenti d’avanguardia del ‘900: il Futurismo. Soffici, Rosai, Carrà, scrittori e intellettuali organizzarono una grande avventura che per il fondatore Filippo Tommaso Marinetti voleva rivoluzionare il mondo.

 

La macchina e la velocità , l’industria e la città viva e dinamica che il pittore Boccioni dipinse in una sua celebre tela. Attorno a questo nucleo, vide la luce la rivista La Voce, edita da Vallecchi, un editore che legò gli inizi della sua casa editrice a questo movimento. Presto si pubblicarono articoli incendiari, di notizie che sempre di più assumevano toni intransigenti. Sotto la guida di Ardengo Soffici, furono diffusi a Firenze le nuove suggestioni che scuotevano il mondo dell’arte. Da Parigi, meta agognata per ogni pittore, il cubismo di Braque e Picasso, i primi esperimenti di Duchamp, furono veicolati dalla Voce in Italia, diventando così un punto di riferimento per ogni avanguardia e modernismo artistico.

 

Le Giubbe rosse raccontano con i loro documenti visibili nel locale, quella grande stagione che voleva modernizzare una cultura e una società trincerata dietro vecchi schemi e che purtroppo fu spezzata dalla prima guerra mondiale, degenerando dopo gli eventi bellici in soluzioni arroganti e autoritarie. Teatro futurista, le mitiche cene futuriste, in cui le signore indossavano vestiti disegnati da Balla con inserti di colori, senza alcuna costrizione né regole. Macchine, industrie, vie di comunicazione così Firenze oltre il centro bellissimo e antico, poteva spaziare in nuovi quartieri disegnati da architetti sperimentando nuovi stili. Molti affermano che pochi sono gli edifici Liberty o meglio Art Nouveau a Firenze, eppure se volete vedere qualche esempio di questa architettura, in città c’è sicuramente uno degli esempi più belli e significativi.

 

In Borgo Ognissanti, non molto distante da piazza della Repubblica sorge il magnifico edificio disegnato dall’architetto Michelazzi, un esempio meraviglioso dello stile Art Nouveau che impersava nelle grandi capitali europee. La casa si sviluppa in altezza con importanti segni distintivi: i decori floreali, l’andamento delle linee curve, fino all’uso di materiali diversi come cristalli, metallo. Simboli curiosi sono i grandi draghi che tengono le lampade per l’illuminazione. Il pian terreno e il primo piano furono concepiti come negozi mentre gli altri piani erano abitati dalla famiglia dell’architetto stesso. In via Brunelleschi si trova palazzo Pola e Todescan che a Firenze costruirono una delle prime gallerie commerciali, sull’esempio di Londra con Selfridge e Parigi con i Lafayette e il Bon Marchè.

 

Altri esempi si trovano in via Ammirato vicino a piazza Beccaria. Sempre dell’architetto Michelazzi c’è il villino Caraceni che rispetta lo stile già sperimentato come ad esempio l’uso decorativo del metallo e i draghi come simboli di protezione della casa, con le ceramiche e le linee sinuose dei decori e delle finestre che caratterizzano lo stile. Un percorso che può far vedere un’altra prospettiva di Firenze, che diventò partecipe della storia dei grandi movimenti artistici e culturali internazionali del Novecento.

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