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Artigianato fiorentino, la storia dei Chini e l’art Déco

Ci sono luoghi che emanano un fascino particolare, per cui si percepisce la storia trascorsa, immaginando atmosfere che hanno “plasmato” quegli ambienti.

Gli ospiti dell’Hotel Regency trovano nelle sontuose stanze, motivi che possono trasportare in un mondo speciale di bellezza e storia, poiché nella splendida villa in piazza d’Azeglio si sono conservati alcuni decori e strutture che “dipingono” uno scenario unico e davvero raro.

La storia dell’edificio s’intreccia con quella di Firenze capitale, quando con gli interventi di Poggi la città fu ingrandita e resa simile alle grandi capitali europee. La piazza ricorda le squares londinesi, e lungo il perimetro si innalzano palazzine e ville che con il loro stile architettonico di fine Ottocento, risaltano per eleganza di forme e particolari architettonici.

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Direttamente da Instagram dell’Hotel Regency

Così anche il villino Servadio (dal nome dei primi proprietari) si inserisce in questo contesto elegante e raffinato, dove venivano presi in considerazione tutti i ritrovati più moderni per l’epoca, in un gioco al prestigio per la casa non solo più bella, ma più moderna. Nel 1932 la villa diviene proprietà della famiglia nobile Ricci Crisolini. Molte generazioni hanno vissuto in quelle sale, in quel giardino, e negli anni Trenta, il gusto per l’arredo è un po’ cambiato, e i nuovi proprietari vogliono personalizzare gli ambienti. Invitarono dunque a decorare finestre e soffitti un grande artista: Tito Chini, esponente della illustre famiglia di artisti e artigiani.

I Chini erano infatti eclettici pittori, maestri vetrai, ceramisti che le opere di Galileo fecero ammirare a Firenze e poi in Italia il nuovo stile chiamato Liberty (o art nouveau o jugendstijl o arts and crafts). Con il grande successo, la manifattura fu spostata a Borgo San Lorenzo e diretta da Galileo e suo fratello Chino.

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Tito Chini era dunque nipote di Galileo che aveva si può davvero dire nei suoi geni, l’amore per l’arte. Nel 1924, aveva rilevato la ormai celebre manifattura, mantenendo altissimo il livello di creazione e sperimentando tecniche con una materia delicata e difficile come il vetro.

Questo lavorato con trasparenze e sprazzi dorati, opalescenza e leggerezza è la cifra stilistica che unisce nel corso degli anni i lavori dei Chini, che hanno reso uniche abitazioni ed edifici pubblici , tra cui il Palazzo Comunale di Borgo San Lorenzo progettato e realizzato da Tito. Ed è proprio questo poliedrico artista che viene incaricato dai conti Crisolini di abbellire con vetrate e soffitti il loro nuovo villino. Sono le vetrate e le decorazioni che si possono vedere e ammirare attualmente nelle sontuose sale del Regency.

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Le classiche ‘damine’

Le vetrate sono decorate nella parte centrale con figure femminili stilizzate in una iconografia lineare nelle espressioni e nei volti, damine cortesi che hanno la leggerezza delle Colombine, Mirandoline della Commedia dell’arte, con cavalieri e vetri che lasciavano trasparire i colori tipici: il blu oltremare, il giallo ocra, i verdi e i rossi vermigli con la loro lucentezza e purezza di pigmenti.

Non mancano particolari interessanti, infatti in una vetrata in angolo, si nota in alto un vetro istoriato con lo stemma della nobile casata dei Ricci Crisolini, con il suo il motto “Triplici securitate” rendendo così riconoscibile la committenza. Ed è ben visibile anche il logo della manifattura, reso con caratteri che ricordano quelli della Secessione viennese. Bellissimo è poi il soffitto nella sala dello zodiaco, nominata così perché decorata da Chini con tutti i dodici segni zodiacali che ruotano attorno ad un sole centrale. Gli elementi astrologici sono finemente realizzati, in uno stile deco’ davvero notevole, reso con colori dorati in un fondo scuro ad imitazione del cielo notturno.

Questo particolare ci rivela inoltre la passione per mondi misteriosi ed esoterici di Tito Chini (recenti studi hanno evidenziato come gli affreschi del palazzo comunale di Borgo San Lorenzo siano stati ideati come un percorso iniziatico).

Così trascorre eterno il tempo, come una ruota che alterna l’aria l’acqua l’aria e il fuoco, i quattro elementi in cui sono raggruppati i segni.

I segni zodiacali nella sala 'Zodiaco'

I segni zodiacali nella sala ‘Zodiaco’

Notevole è dunque la sala, che poteva essere dedicata allo studio, alla riflessione, con i riflessi ambrati che rendono ancora più “aerei” i vari elementi dello zodiaco. Ecco dunque che ritornando al discorso iniziale, parlando di atmosfera e ambiente suggestivo , si può dire che questa unica sequenza di immagini di Tito Chini rappresenta una sorta di marchio prestigioso che ne conferma l’eleganza e lo stile.

Intervista a Antonia Chini, figlia di Tito Chini. Rintracciata grazie a Chiara, sua figlia e nipote dell’artista. Ha regalato al blog del Regency una preziosa testimonianza:

D. Tito Chini, deriva da una famiglia di artisti. Nelle sue opere, nella sua vita è sempre stata forte la vis creativa. Avete un ricordo particolare legato alla sua creatività?

R. Ho ricordi lontani di mio padre, che è morto giovane, quando io avevo 13 anni. Recentemente mi è capitato di ripensare a un disegno che stava facendo, il progetto per un parco pubblico, forse a Rimini, poi mai realizzato. Era una planimetria sulla quale aveva inserito dei dettagli, in particolare una donna con la carrozzina a passeggio sul marciapiede intorno al parco. Tito amava inserire questo tipo di dettagli nei lavori che faceva.

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D. Le ‘Fornaci San Lorenzo’ sono state la sua bottega, avete ricordi legati a questa struttura? Magari qualche dettaglio della vita che si svolgeva all’interno dell’attività?

R. Quand’ero bambina durante le estati andavo in vacanza dai nonni a Borgo San Lorenzo e ricordo la fabbrica prima della distruzione, avvenuta nel ’43 durante un bombardamento alleato. Il nonno Chino, padre di Tito, era direttore artistico della fabbrica e veniva chiamato “Ombra” dai dipendenti per la sua assiduità nel sorvegliare il lavoro.

D. L’art decò si fondeva nelle sue opere con un taglio tradizionale e cosmopolita allo stesso tempo. Da dove derivava questo stile?

R. In Tito l’adesione allo stile Déco deriva dalla sua curiosità verso le nuove tendenze e nuovi linguaggi artistici, verso uno stile più razionale e linee più pulite rispetto a quelle morbide del Liberty. Lo stile Déco permea buona parte della sua opera di artista eclettico, che si è occupato principalmente di ceramica, ma anche di vetrate, decorazioni, mobili avendo sempre in mente una visione dell’insieme, come per il Padiglione delle Feste a Castrocaro

D.  Il rapporto con la Toscana e Firenze?

R. Tito era nato a Borgo San Lorenzo, aveva frequentato la Scuola d’Arte di Firenze ed ha vissuto buona parte della sua vita tra il Mugello e Firenze, luoghi ai quali era particolarmente legato. Appassionato cacciatore conosceva bene il territorio di Palazzuolo sul Senio dove si trasferiva con la famiglia in estate. A Firenze aveva lo studio e l’abitazione.

D. E’ stata ereditata la passione per l’artigianato?

R. La sua passione per l’arte ceramica è sicuramente stata ereditata da me, Antonia Chini, anche grazie agli studi fatti alla Scuola di Ceramica di Faenza e poi da mia figlia Lorenza Adami, ceramista diplomata e Maestro Artigiano riconosciuta dalla Regione Toscana

Gilberto Bertini

con la consulenza storica di Maria Grazia Parri 

 

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